
Ogni anno, il 17 marzo, l’Irlanda si tinge tutta di verde e con una festa nazionale celebra il suo patrono, San Patrizio. Inizialmente concepito in un unico giorno, oggi il St. Patrick’s Festival si estende nell’arco di una settimana e attira un pubblico internazionale sempre maggiore: non solo irlandesi di nascita, ma anche tutti coloro che si sentono in qualche modo Irish nel cuore.
Le manifestazioni più spettacolari si svolgono a Dublino e durano dal 14 al 18 marzo: da non perdere la coloratissima Parade con carri, musicisti, maschere e artisti di strada, che parte alle 12 del 17 marzo da Parnell Square e attraversa la città arrivando fino alla St. Patrick’s Cathedral.
Durante tutto il festival, la sera, si possono ammirare i principali monumenti di Dublino illuminati di verde. Anche nell’Irlanda del Nord, proprio in quel lembo di isola che è chiamato “St Patrick Country”, custode della tomba e di molti altri cimeli del Santo, si svolge un festival molto sentito in omaggio al Santo patrono. Il St. Patrick’s Day comunque non si festeggia solo in Irlanda ma anche in tutte le comunità irlandesi sparse nel mondo, Italia compresa.
Per le strade di Trinidad de Cuba si incontrano di frequente donne del paese che producono sul posto prodotti di artigianato locale come sigari, tessuti, manufatti in legno e vimini da vendere sulle bancarelle dei mercatini.
La donna cubana negli ultimi anni si è conquistata un ruolo sempre più rilevante in società. Un dato sempre più significativo è l’alta partecipazione femminile alla vita politica del Paese, e allo stesso tempo, in molti casi sono le donne a farsi carico del sostentamento della famiglia.
In molte famiglie cambogiane le uniche produttrici di reddito sono le donne, anche se gli uomini detengono effettivamente il monopolio di tutte le posizioni di potere, sia a livello famigliare sia a livello politico.

Nel sud est asiatico, il traffico delle donne è un problema che sta assumendo dimensioni impressionanti. La rotta principale è verso la Cina ed è dovuto a due principali motivi: la differenza di sviluppo tra i due Paesi, che spinge le donne a trasferirsi nella speranza di trovare una vita migliore, e la politica del figlio unico cinese che ha portato ad una sproporzione esorbitante di nascite maschili rispetto a quelle femminili (le bimbe femmine infatti venivano uccise da piccole o le gravidanze venivano interrotte), incrementando la domanda di donne sul mercato della prostituzione.
La Bolivia è uno dei Paesi dell’America Latina con il più alto tasso di mortalità materna ed infantile dovuto alla povertà e alle scarse condizioni igienico-sanitarie che incidono fortemente sullo stato di salute della popolazione. Mancano i servizi e la mortalità aumenta soprattutto nelle aree rurali e tra la popolazione indigena. La maggior parte delle donne in gravidanza non riceve nemmeno una visita medica prima del parto e non partoriscono in una struttura sanitaria. Per questo motivo ogni anno muoiono oltre 500.000 donne in gravidanza o per complicazioni durante il parto.
E’ inoltre evidente se si osservano i pavimenti di alcuni edifici. La vecchia cattedrale della Virgen de Guadalupe oltre ad avere una pavimentazione in pendenza nei secoli si è proprio staccata in due, una parte solidamente costruita sul lato della collina e l’altra sul vecchio letto melmoso del lago prosciugato.
All’interno della Cattedrale di Mexico City, che è stata costruita dagli spagnoli dopo aver raso al suolo il Templo Mayor del popolo azteco, oltre a meravigliosi fregi, sculture e affreschi ci sono dei marchingegni che monitorano costantemente lo sprofondare della stessa Cattedrale! 
Il “ponte” è quello che aspettiamo tutto l’anno, spulciando il calendario e contando i giorni rossi e le possibili combinazioni di mille fattori! Una piccola fuga, ok: “Fuggire si ma dove?”